martedì 23 ottobre 2007

Lago di Bolsena

La vista del lago mi mette di buonumore, quella del lago di Bolsena in particolar modo.
Si trova in provincia di Viterbo, nell’alta Tuscia, ed è facilmente raggiungibile percorrendo la Via Cassia che lo costeggia per un tratto.
L'ampio specchio d’acqua, di origine vulcanica, è circondato da coste basse e sabbiose, interrotte spesso da piccoli promontori ricoperti da boschi di querce e castagni.
Nel bacino lacustre sono comprese anche due isole: Bisentina e Martana; quest'ultima è nota per la tragica vicenda di Amalasunta, la regina dei Goti che vi fu portata con l’inganno e trucidata dal cugino Teodato.
Delle due, la prima è più estesa ed è visitabile, mentre la seconda non lo è, essendo divenuta proprietà privata.

Intorno al lago sorgono diversi centri come Bolsena, sulla costa orientale, e Marta e Capodimonte su quella meridionale.
La cittadina di Bolsena, pur avendo subito un notevole ampliamento, non ha perso il fascino del piccolo centro segnato da importanti vicende storiche.
Molto interessante è il nucleo centrale costituito dal grazioso quartiere medievale con la rocca, inoltre non mancano i resti etruschi e la cinta muraria etrusco-romana.
Di particolare importanza, per il mondo Cattolico, la chiesa di S. Cristina: in essa si sarebbe verificato il "miracolo Eucaristico" del sanguinamento delle ostie consacrate, in seguito al quale fu istituita la festività del Corpus Domini. In occasione della celebrazione di tale ricorrenza, ogni anno tutta la cittadinanza è impegnata nell'allestimento di una magnifica infiorata.
Per un weekend rilassante e a contatto con la natura si può soggiornare in uno dei tanti agriturismi lungo le coste; in queste strutture, oltre a godere della magnifica vista del lago, è possibile provare le specialità gastronomiche locali. Consiglio: chiedere informazioni sulla tipologia di strada da percorrere per raggiungerle.

© Anna - righeblu ideeweekend

Altri Itinerari nel Lazio: Ninfa - Sermoneta - Abbazia di Valvisciolo - Sperlonga - Gaeta - Riviera di Ulisse

mercoledì 10 ottobre 2007

Sermoneta

Se avete in mente di trascorrere un weekend in un luogo che vi faccia sentire di essere tornati indietro nel tempo, Sermoneta è il vostro paese ideale.
Si trova in provincia di Latina (circa 60 Km da Roma), arroccato su un colle dei Monti Lepini, con splendida vista sulla campagna pontina ricca di uliveti.È un borgo medievale con origini incerte, risalente al 1400, e la cui storia è legata a quella della famiglia Caetani. Fu proprio il nipote di Bonifacio VIII, Pietro Caetani ad acquistare il feudo dagli Annibaldi e ad ampliare e rinnovare l’imponente rocca che, in seguito, divenuta proprietà dei Borgia, si trasformò in fortezza inespugnabile.
Ancora oggi Sermoneta conserva il suo patrimonio storico e la sua atmosfera medievale.Il castello, ben conservato e visitabile, si sviluppa intorno ad un grande cortile centrale con pozzo e, strutturalmente, è costituito da un originario mastio con un’imponente torre, da una costruzione di epoca posteriore e dalla Casa Cardinalizia.Oltre al castello, è assolutamente da vedere la Cattedrale di Santa Maria Assunta con il magnifico campanile romanico: all’interno si trova la tavola, opera di Benozzo Gozzoli, con la Madonna che tiene in grembo la città di Sermoneta.
Da vedere anche le Chiese di S. Giuseppe e di S. Michele Arcangelo.
L’itinerario all’interno del paese è affascinante, tra gli stretti vicoli e le case in pietra si respirano i profumi della tradizione e si incontrano i cittadini che, con la loro dedizione, contribuiscono a mantenere viva l’atmosfera del passato.
Sulla strada che porta al castello consiglio una sosta al forno che produce dolci locali dal profumo e dal sapore deliziosi.
© Anna - righeblu ideeweekend
(foto 1 - 2 - 4 da Google images)

Itinerari: Ninfa - Sermoneta - Abbazia di Valvisciolo - Sperlonga - Gaeta - Riviera di Ulisse

sabato 22 settembre 2007

Ostuni – la città bianca

La "città bianca" si presenta così, arroccata sul colle più alto, con le facciate delle case che si sovrappongono e continuano una nell’altra, una sull’altra! Sembra un miraggio in lontananza, illuminata dal sole nelle terse giornate d’agosto, o quando spicca sullo sfondo rossastro dell’orizzonte al tramonto. Oltre le mura, sembra di entrare in un labirinto di viuzze che si intersecano e poi si aprono all’improvviso, con logge affacciate su uno splendido panorama. La vista spazia lontano, catturata dal verde argenteo del “mare di ulivi” fino all’azzurro del mare, poco distante.
L’atmosfera semplice e la genuinità della gente locale incantano. Chi vive nelle case dagli usci bassi, spalancati sulla strada a mostrare scene di vita quotidiana, è abituato a questa esposizione in vetrina, soprattutto in estate, quando il viavai e gli sguardi dei turisti sono la normalità fino a notte inoltrata.
I luoghi di richiamo per giovani e meno giovani sono un po’ ovunque: ristoranti, piano bar, sale da the, pub, discoteche, ben inseriti e mimetizzati nelle strutture antiche, segnalati da file di suggestive candeline o piccole lanterne. Non c’è rumore: il traffico è quasi inesistente e i turisti, consapevoli di passeggiare "in casa" dei loro ospiti, si “muovono” con naturale rispetto.
Tra i maggiori gioielli d’arte della città sono presenti la Cattedrale e la Piazza della Libertà. La prima si trova nella parte più alta e la sua facciata, abbellita dal magnifico rosone centrale e da tre portali, è il risultato di una mescolanza di diversi stili architettonici. La piazza della Libertà, con al centro la guglia di S. Oronzo, ha forma triangolare ed è circondata da eleganti palazzi.
La campagna ostunese, quella che io conosco, come nella contrada S. Giovanni, è aspra ma accogliente: la terra rossa, con le rocce che affiorano qua e là, è ideale per gli ulivi, le viti, i fichi d’india. I muretti a secco, fatti di pietre bianche, segnano tutta la campagna e, con le loro imperfezioni, diventano punti di riferimento per seguire i percorsi che portano alle masserie, alle lamie, ai trulli. Di queste ultime caratteristiche strutture, disseminate qua e là, molte sono abbandonate e molte altre sono oggetto di una intensa rivalutazione edilizia, da parte di non residenti, per lo più stranieri incantati dalle bellezze del territorio. Anche la costa offre punti incantevoli, con scogli e acqua limpidissima, spiaggette deliziose e piccole insenature. Alcune sono poco frequentate e ideali per fare bagni e rilassarsi, come quelle nella zona di Torre Pozzella e Gorgognolo. Non mancano i villaggi: Rosa Marina, Villanova con l’antico porto, nonché il villaggio di moda superorganizzato, per gli amanti del genere.

mercoledì 5 settembre 2007

Weekend : Monte Argentario

Abbiamo deciso di andare a Porto S. Stefano partendo da una località marina sulla Via Aurelia e di trascorrervi una sola giornata; io però consiglio un weekend: si ha tutto il tempo di scoprire le bellezze naturali del territorio e del pittoresco centro balneare. Inoltre, tempo permettendo, si può trascorrere piacevolmente il pomeriggio e rilassarsi in una delle piccole spiagge che si trovano lungo le coste o, in barca, costeggiare il promontorio fino a Porto Ercole.
Le coste si presentano alte e rocciose e il territorio, ricoperto da una vegetazione a macchia mediterranea alternata a zone terrazzate e coltivate a vigneti, offre bellissimi percorsi per gli amanti del trekking.
Il Monte originariamente era un’isola che ora è unita alla costa da due fasce di terra, il tombolo di Feniglia e di Giannella. Queste si sono formate con i detriti trasportati dai fiumi e dalle correnti marine e hanno favorito la formazione della laguna di Orbetello.
Venendo da qui si percorre una strada panoramica che arriva a Porto S. Stefano. Si tratta di un pittoresco borgo che ora, con i suoi due porti, è centro di attività commerciali basate sulla pesca e sul turismo. Il pesce fresco si può acquistare proprio nella piazzetta antistante il porto e, nei ristoranti, si può gustare dell’ottimo pesce oltre ai piatti tipici della cucina locale (aperto il link, clic su tradizioni).Sul lungomare è possibile visitare il Centro didattico di biologia marina con l’acquario. Da qui, proseguendo, si percorre una strada panoramica che, costeggiando il promontorio, consente di ammirare le antiche torri di avvistamento di epoca spagnola.
La strada in alcuni punti è poco agevole da percorrere per cui si può tornare indietro e arrivare a Porto Ercole che, con la prima località, forma il comune di Monte Argentario (link al percorso turistico). Al piccolo centro storico, racchiuso da mura, si accede attraverso la porta della Torre dell’orologio.
© Anna - righeblu - ideeweekend e vacanze

martedì 7 agosto 2007

Ventotene

Piccola, bellissima isola dell'arcipelago Pontino, facilmente raggiungibile con traghetti Caremar da Formia. In circa 2 ore siete al porto nuovo e, per dormire? Alberghi come Mezzatorre, oppure B&B o le stanze affittate direttamente dai residenti. Il piccolo borgo è concentrato sul Porto Romano e intorno alla piazzetta, con il Municipio e alcuni punti vendita. Vicino potete trovare un forno (antico forno Aiello) al quale si arriva seguendo la scia di profumi che inondano le vie e la piazza: pane, rustici, dolci napoletani, sfogliatelle, frolle ripiene, pastiere, taralli...una vera bontà! Da non perdere.
L'isola offre itinerari storici (resti di Villa Giulia, Cisterne, Porto Romano, Peschiere), naturalistici e marittimi, con navigazione intorno all'isola.
Il mare, azzurro e cristallino, è ideale per i bagni e le immersioni.

Il borgo
Le coste tufacee

Il borgo e il mare
Il Porto Romano
Cala Nave
Cala Rossano e veduta del Porto Nuovo e isola di S. Stefano
Cala Rossano

Isola di S. Stefano

lunedì 30 luglio 2007

Un libro per un week end

3. Il fatto

"A malgrado che è luglio, i mille metri della Quisquina fanno la sirata accussì frisca ch’è una billizza. L’aria leggera e pungente che sciàura macari di pino allarga il petto e pulizia i pinseri.Il vescovo e don Graceffa s’assettano supra alle pietre e sinni stanno in silenzio. Don Graceffa si deve ripigliare della sia pur breve caminata nel bosco. Non passa manco un minuto che una fucilata ’mprovisa, sparata da pochi metri di distanza, esplode con un gran botto fatto cchiù forte dalla quiete assoluta che c’è torno torno. Il vescovo sente il proiettile fischiare a pochi centimetri dalla so testa e istintivamente si susi addritta di scatto, strammato, si talia torno torno, non capisce nenti di quello che sta capitando.«Si butti giù!» gli grida don Graceffa.Peruzzo accenna a farlo, ma gli appostati non gliene danno tempo. Sparano di nuovo e…"


Il brano è tratto da: “Le Pecore e il Pastore”
di Andrea Camilleri.

Il libro, edito da Sellerio, è stato pubblicato a Marzo 2007. 115 pagine di un insolito Camilleri, alle prese con un giallo storico basato sull’attentato, avvenuto nel 1945, contro il vescovo di Agrigento, Monsignor Peruzzo. I fatti narrati si svolgono in due conventi: l’eremo della Quisquina e il Monastero di Palma di Montechiaro. Nel primo avviene il ferimento di Monsignor Peruzzo, nel secondo, dieci giovani suore di clausura “offrono la loro vita” al Signore, in cambio della salvezza del loro “pastore” e si lasciano morire. Questa, in sintesi, la vicenda; Camilleri ne ricostruisce gli scenari, con un’indagine attenta, fino a porre una serie di questioni …L’ho trovato molto interessante e, a tratti, sconcertante. Senza dubbio, 115 pagine da leggere con attenzione.
© Anna - righeblu ideeweekend

giovedì 26 luglio 2007

Buon onomastico a...me!

E...a sorpresa, ci sono i graditissimi auguri dal post di Placida Signora
http://www.placidasignora.com/?p=1591

Oggi è il mio onomastico e mi auguro di trascorrerlo nel miglior modo possibile!
Il primo regalo è già arrivato. Grazie!


Identico post è su righeblu

© Anna righeblu ideeweekend

lunedì 16 luglio 2007

Il fascino discreto della Toscana – Val di Chiana

Sarteano 6 - 7 - 8 Luglio 2007

6 Luglio 2007 – Partiamo nel pomeriggio e, in meno di due ore, arriviamo al centro di Sarteano. Parcheggiamo e andiamo su a piedi, fino a casa dei nostri amici che ci ospitano. Grande è l'emozione nel rivedere X dopo mesi di assenza dall'Italia: la trovo in perfetta forma.
Accolti festosamente anche dai loro due simpatici cagnoloni, riusciamo a fatica ad arrivare in giardino… uno spazio aperto su un panorama fantastico.
Il Giardino! Per me è “il tetto di Sarteano” e, come il Castello, si trova in uno dei punti più alti del paese e offre una meravigliosa vista sulla Val di Chiana, a 270°!!
Sì, le immagini sono imperfette, ma danno un’idea della bellezza del posto.
Si possono vedere in lontananza i laghi di Montepulciano, di Chiusi e il Trasimeno e... che dire dei fiori che colorano il giardino ?
Tra racconti e preparativi per la cena, assistiamo ad un tramonto spettacolare, con tutte le sfumature cromatiche possibili, cose che in città non è facile vedere!
Il clima di questo posto, inoltre, in estate è perfetto: caldo di giorno, fresco di sera; è piacevole fare tardi in buona compagnia.

7 Luglio 2007 – Dopo colazione, con X andiamo a fare una passeggiata e un po’ di spese (e anche dalla parrucchiera). Percorriamo strade in discesa, intersecate da caratteristici vicoli o scalinate, spesso ripidi, che costeggiano gli edifici in pietra e mattoni rossi del centro storico, d'impronta medioevale come il castello-fortezza che, dalla rocca, domina tutto l’abitato.Il paese, situato tra la Val d’Orcia e la Valdichiana, si trova in una zona ricchissima di testimonianze etrusche, con tombe nelle quali sono stati scoperti, anche di recente, interessanti reperti, in parte conservati nel Museo Civico Archeologico. Le sale di questo museo si trovano nel palazzo Gabrielli, uno degli edifici storici della cittadina, poco distante dalla Piazza principale.
Mentre si va in giro con X, è normale fermarsi a chiacchierare con conoscenti, locali e non, i quali hanno scelto Sarteano come rifugio per vivere, quando possibile, lontano dalla città, in un’altra dimensione a misura d’uomo. Dopo le spese ci fermiamo a prendere un aperitivo, al bar in piazza, insieme a M e N. Torniamo su per il pranzo e poi dedichiamo il pomeriggio al riposo, alla lettura e alle chiacchiere. Più tardi andiamo tutti a fare una passeggiata con i cani, nella zona del castello e poi lungo Via della Rocca.Verso sera scendiamo in piazzetta, dove è stata organizzata la cena della contrada di S. Martino. L’occasione è data dalla preparazione alla “Giostra del Saracino” che si corre il 15 Agosto di ogni anno. Prendiamo pici all’aglione, polenta martina, salsicce con fagioli, dolci e vino. Tutto molto buono e con un servizio curato, nel migliore dei modi, da un “gruppo di contradaioli” garbati, gentili, simpatici e motivati!
La serata trascorre piacevolmente e continua più tardi al Museo. In questo periodo, infatti, tra le varie iniziative che contribuiscono a vivacizzare le serate estive, c'è quella delle “Notti dell’archeologia”. Vengono proposti, per ora solo il sabato, visite guidate diurne su prenotazione, alla tomba della “Quadriga Infernale” e, a seguire, apertura notturna del museo fino alle 24, con ingresso gratuito e concerti. Tra le varie sale, sono particolarmente interessanti quelle in cui si trovano esposti gli ultimi reperti, provenienti proprio dalla tomba detta della “Quadriga Infernale”. In essa è stato rinvenuto un affresco, raffigurante una quadriga trainata da due leoni e due grifoni, guidata da un demone rosso identificato come Charun, corrispettivo del greco Caronte.
Gli oggetti e i pannelli espositivi sono affiancati da una attenta e accurata ricostruzione con utilizzazione di un efficace documentario archeologico. 8 Luglio – Risveglio gradevole con giornata bellissima e panorama splendido. Così la mattinata trascorre piacevolmente e, nel pomeriggio, anche se a malincuore, partiamo diretti a Roma in orario adatto ad evitare il traffico.

© Anna - righeblu ideeweekend

Itinerari in Toscana: S. Casciano dei bagni - Celle sul Rigo - Radicofani - Sarteano - Chianciano - S. Quirico d'Orcia - Montalcino - Pienza - Bagno Vignoni1 - Bagno Vignoni 2 -Siena1 -Siena 2 -Siena 3
- Video: Immagini di Siena
Arezzo: la leggenda della vera Croce - casa Vasari


venerdì 13 luglio 2007

Il fascino discreto della Toscana: la Val d'Orcia

4 - S. Quirico d'Orcia


Entriamo da Porta Cappuccini, monumentale ingresso di questo centro, circondato da una cinta muraria ben conservata e con diverse torrette. Percorriamo Via D. Alighieri con, all’inizio, lo Spedale della Scala che ospitava i pellegrini in cammino lungo la Via Francigena. Arrivati in piazza della Libertà, ci troviamo davanti all’antica chiesa di S. Francesco la cui facciata guarda verso la porta Nuova. Proprio accanto a questa si trovano gli Horti Leonini, con un ingresso che immette in un ampio e affascinante giardino all’italiana, disegnato da aiuole geometriche al centro delle quali spicca la statua di Cosimo III dei Medici. Oltre la statua si trova la zona, detta “a selvatico”, formata da un bosco di lecci. Dagli Horti si può entrare al giardino delle rose. La nostra visita, a causa dell’ora, si limita al superficiale e non riusciamo a visitarlo. Riprendendo Via Alighieri arriviamo in Piazza Chigi, con l’omonimo palazzo e la Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta, il santo bambino e la madre, morti durante le persecuzioni cristiane di Diocleziano. La facciata presenta tre portali: uno, su un lato, con particolari colonne laterali annodate e appoggiate su due leonesse e con un fregio, nella parte superore, raffigurante due coccodrilli alati. Degli altri due portali, uno presenta particolari statue di materiale rosso, appoggiate su due leoni. Continuiamo la nostra visita nella piccola cittadina e cerchiamo un ristorante, prima che sia troppo tardi. Ne troviamo uno, con giardino e tavoli all’ombra di un glicine secolare. Ordiniamo i “Pici all’aglione”, buonissimi!!!... e, per secondo, grigliata di carni rosse per Giu e un’insalata mista per me. Con calma riprendiamo la macchina “rovente” e… ci passa la voglia di andare altrove: torniamo a riposarci a Bagno Vignoni. In serata passeggiata fino al bar, vicino al vecchio mulino, per un cockail, e poi cena in albergo. Domani, dopo colazione ce ne staremo un po’ tranquilli qui, nel borgo, per poi affrontare il traffico del rientro. Abbiamo in mente di tornare percorrendo la Cassia che, in questa parte della Val d’Orcia, segue in gran parte lo stesso percorso dell’antica Via Francigena.

© Anna - righeblu - ideeweekend


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