La "città bianca" si presenta così, arroccata sul colle più alto, con le facciate delle case che si sovrappongono e continuano una nell’altra, una sull’altra! Sembra un miraggio in lontananza, illuminata dal sole nelle terse giornate d’agosto, o quando spicca sullo sfondo rossastro dell’orizzonte al tramonto.
Oltre le mura, sembra di entrare in un labirinto di viuzze che si intersecano e poi si aprono all’improvviso, con logge affacciate su uno splendido panorama. La vista spazia lontano, catturata dal verde argenteo del “mare di ulivi” fino all’azzurro del mare, poco distante.L’atmosfera semplice e la genuinità della gente locale incantano. Chi vive nelle case dagli usci bassi, spalancati sulla strada a mostrare scene di vita quotidiana, è abituato a questa esposizione in vetrina, soprattutto in estate, quando il viavai e gli sguardi dei turisti sono la normalità fino a notte inoltrata.
I luoghi di richiamo per giovani e meno giovani sono un po’ ovunque: ristoranti, piano bar, sale da the, pub, discoteche, ben inseriti e mimetizzati nelle strutture antiche, segnalati da file di suggestive candeline o piccole lanterne. Non c’è rumore: il traffico è quasi inesistente e i turisti, consapevoli di passeggiare "in casa" dei loro ospiti, si “muovono” con naturale rispetto.

Tra i maggiori gioielli d’arte della città sono presenti la Cattedrale e la Piazza della Libertà. La prima si trova nella parte più alta e la sua facciata, abbellita dal magnifico rosone centrale e da tre portali, è il risultato di una mescolanza di diversi stili architettonici. La piazza della Libertà, con al centro la guglia di S. Oronzo, ha forma triangolare ed è circondata da eleganti palazzi.
La campagna ostunese, quella che io conosco, come nella contrada S. Giovanni, è aspra ma accogliente: la terra rossa, con le rocce che affiorano qua e là, è ideale per gli ulivi, le viti, i fichi d’india. I muretti a secco, fatti di pietre bianche, segnano tutta la campagna e, con le loro imperfezioni, diventano punti di riferimento per seguire i percorsi che portano alle masserie, alle lamie, ai trulli.
Di queste ultime caratteristiche strutture, disseminate qua e là, molte sono abbandonate e molte altre sono oggetto di una intensa rivalutazione edilizia, da parte di non residenti, per lo più stranieri incantati dalle bellezze del territorio.
Anche la costa offre punti incantevoli, con scogli e acqua limpidissima, spiaggette deliziose e piccole insenature. Alcune sono poco frequentate e ideali per fare bagni e rilassarsi, come quelle nella zona di Torre Pozzella e Gorgognolo. Non mancano i villaggi: Rosa Marina, Villanova con l’antico porto, nonché il villaggio di moda superorganizzato, per gli amanti del genere.Itinerari: Alberobello - Ostuni - Lecce - Gallipoli - Presicce - Otranto - Copertino











Il Porto Romano





Il libro, edito da Sellerio, è stato pubblicato a Marzo 2007. 115 pagine di un insolito Camilleri, alle prese con un giallo storico basato sull’attentato, avvenuto nel 1945, contro il vescovo di Agrigento, Monsignor Peruzzo. I fatti narrati si svolgono in due conventi: l’

Accolti festosamente anche dai loro due simpatici cagnoloni, riusciamo a fatica ad arrivare in giardino… uno spazio aperto su un panorama fantastico.
Sì, le immagini sono imperfette, ma danno un’idea della bellezza del posto.

Tra racconti e preparativi per la cena, assistiamo ad un tramonto spettacolare, con tutte le sfumature cromatiche possibili, cose che in città non è facile vedere!
Percorriamo strade in discesa, intersecate da caratteristici vicoli o scalinate, spesso ripidi, che costeggiano gli edifici in pietra e mattoni rossi del centro storico, d'impronta medioevale come il castello-fortezza che, dalla rocca, domina tutto l’abitato.

Il paese, situato tra la Val d’Orcia e la Valdichiana, si trova in una zona ricchissima di testimonianze etrusche, con
Verso sera scendiamo in piazzetta, dove è stata organizzata la cena della contrada di S. 

Tra le varie sale, sono particolarmente interessanti quelle in cui si trovano esposti gli ultimi reperti, provenienti proprio dalla tomba detta della “Quadriga Infernale”. In essa è stato rinvenuto un affresco, raffigurante una quadriga trainata da due leoni e due grifoni, guidata da un demone rosso identificato come Charun, corrispettivo del greco Caronte.

Arrivati in piazza della Libertà, ci troviamo davanti all’antica chiesa di S. Francesco la cui facciata guarda verso la porta Nuova. Proprio accanto a questa si trovano gli Horti Leonini, con un ingresso che immette in un ampio e affascinante giardino all’italiana, disegnato da aiuole geometriche al centro delle quali spicca la statua di Cosimo III dei Medici.
Oltre la statua si trova la zona, detta “a selvatico”, formata da un bosco di lecci. Dagli Horti si può entrare al giardino delle rose. La nostra visita, a causa dell’ora, si limita al superficiale e non riusciamo a visitarlo. Riprendendo Via Alighieri arriviamo in Piazza Chigi, con l’omonimo palazzo e la Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta, il santo bambino e la madre, morti durante le persecuzioni cristiane di Diocleziano.
La facciata presenta tre portali: uno, su un lato, con particolari colonne laterali annodate e appoggiate su due leonesse e con un fregio, nella parte superore, raffigurante due coccodrilli alati. Degli altri due portali, uno presenta particolari statue di materiale rosso, appoggiate su due leoni.
Continuiamo la nostra visita nella piccola cittadina e cerchiamo un ristorante, prima che sia troppo tardi. Ne troviamo uno, con giardino e tavoli all’ombra di un glicine secolare. Ordiniamo i “Pici all’aglione”, buonissimi!!!... e, per secondo, grigliata di carni rosse per Giu e un’insalata mista per me. Con calma riprendiamo la macchina “rovente” e… ci passa la voglia di andare altrove: torniamo a riposarci a 

Domani, dopo colazione ce ne staremo un po’ tranquilli qui, nel borgo, per poi affrontare il traffico del rientro. Abbiamo in mente di tornare percorrendo la Cassia che, in questa parte della
Pochi chilometri con il climatizzatore al massimo e, in breve tempo, arriviamo a Montalcino. 
